Kodokan e Kata

Di seguito un estratto di un articolo del M° Oltremari Alessio, pubblicato per la prima volta sul primo sito di freeBudo nel 2008.

“…si sente spesso parlare dei cambiamenti che il Kodokan di Tokyo apporta ai Kata del Judo. Alcuni asseriscono che il Kodokan fa questo per motivi economici, potendo così contare sul fatto di vendere libri e cassette e di inviare tecnici in ogni parte del mondo per spiegare il “nuovo” Kata.

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Kano shihan – Ju no kata

Altri parlano di una perdita culturale del patrimonio del Judo che porta al verificarsi di cambiamenti e distorsioni nella nostra disciplina. Altri dicono che tutto questo è assolutamente falso, ed il Kodokan pratica i veri ed originali Kata di Kano Jigoro. Dove sta la verità? Hanno ragione gli uni o gli altri? In realtà possiamo affermare che sbagliano entrambi i sostenitori di queste opposte ragioni. Possono parlare della venalità del Kodokan e dei suoi insegnanti solo coloro che non hanno avuto diretto contatto con questi, in quanto i compensi ricevuti ordinariamente da tanti più o meno famosi insegnanti italiani superano di ben lunga quanto viene richiesto dal Kodokan o dai suoi insegnanti. Sono da segnalare casi in cui gli insegnanti del Kodokan prestano il loro servizio addirittura sotto forma di volontariato gratuito.  D’ altra parte dire che i Kata sono rimasti immutati dai tempi di Kano è senz’altro falso, ma quello che va compreso è come, perché e quanto i Kata siano cambiati. In realtà non c’è stato lo stravolgimento che i sostenitori della tesi apocalittica sostengono essere avvenuto, e le ragioni che hanno generato le mutazioni sono radicalmente diverse dalle motivazioni da loro supposte. Per capire questo dobbiamo considerare come i Kata di Judo si siano sviluppati.

L’anno della fondazione del Judo è il 1882, anno nel quale Kano fonda il Judo Kodokan presso il tempio di Eishoji. Questo non significa che Kano abbia stabilito allora i Kata del Judo, ma che da allora è iniziato il cammino che ha portato alla loro creazione.

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Nagaoka sensei 10° Dan Kime no kata

Nel corso della vita di Kano i kata sono cambiati radicalmente, subendo modifiche profondissime. Nel primo Judo il Nage no Kata era di dieci tecniche e così anche il Ju no Kata. In seguito Kano li portò a 15 tecniche ciascuno. Nel primo Judo i Kata avevano uno svolgimento assolutamente informale, ma via via nel tempo le caratteristiche formali dei Kata si andarono sempre più definendo. Per questo possiamo dire che un Kata dei primi del novecento era ben diverso dallo stesso Kata praticato poco prima della morte di Kano. Kano cerco di affinare e migliorare i Kata del Judo continuamente, avvalendosi della collaborazione dei suoi migliori insegnanti del Kodokan e dei grandi Maestri di Ju Jitsu dei suoi tempi. Testimonianza di questo è il congresso del 1907 tenuto al Butokukai di Kyoto per stabilire la forma del Randori no Kata. Come tutti sanno a questo raduno erano presenti i migliori Maestri di Ju Jitsu di allora i quali, insieme a Kano, apportarono modifiche e miglioramenti. Kano ha continuato a lavorare sui kata fino alla propria morte. Alcuni scrivono che egli lasciò incompiuto l’Itsutsu no Kata. Credo piuttosto che Kano non avesse terminato il lavoro di limatura e correzione di questa forma, che peraltro esisteva antecedentemente al Judo dato che il Gokui no Kata di Tenshin Shin Yo Ryu risulta praticamente uguale all’Itsutsu no Kata.

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Osawa sensei 10° Dan    Itsutsu no kata

Storia a parte è quella del Koshiki no Kata, che Kano ha preso da Kito Ryu Ju Jitsu. E’ interessante notare che alcuni dei migliori allievi di Kano avevano praticato in precedenza Kito Ryu. Nagaoka, Isogai e altri già conoscevano Kito Ryu no Kata, poi chiamato da Kano Koshiki no Kata, prima di trasferirsi al Kodokan. Da città a città, da scuola a scuola, anche nello stesso stile esistevano forti differenze, ed è anche per questo che il Koshiki no Kata di Nagaoka differiva in parte da quello di Isogai, che non era del tutto uguale a quello di Yamashita e così via. E’ interessante notare nei filmati di Kano con Uke Yamashita ed in quello che vede Yamashita Tori ed Uke Nagaoka già sussistere differenze fra le due esecuzioni.

Altro problema era che alcuni avevano studiato al Kodokan in un certo periodo storico, altri decine di anni dopo e per il fatto di aver studiato in un periodo diverso dagli altri, alcuni insegnanti praticavano Kata oggettivamente diversi. Prima della seconda guerra mondiale le possibilità di spostamento in Giappone erano più difficili e le possibilità di scambio più rare, così fra regione e regione del Giappone erano nate differenze nel modo di fare Kata e specializzazioni tecniche che le contraddistinguevano. Il Giappone sprofondò nella guerra poco dopo la morte di Kano che fu nel 1938.

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Yamamoto Shiro sensei 9° Dan – Nage no kata

Quando il Kodokan, terminato il conflitto, si trovò a dover riorganizzare il Judo, constatò l’esigenza di procedere ad una standardizzazione dei kata per superare le tante differenze nate fra zona e zona del Giappone. Il primo atto decisivo di questo processo avvenne nel 1960, quando fu standardizzata la forma di Nage e Katame no Kata che, come chiunque può constatare anche leggendo i testi del Kodokan tradotti in questo sito, non differiscono dalle forme attuali praticate al Kodokan. Dal 1960 in poi fu proseguita la standardizzazione, Kata per Kata, in tempi molto lunghi e dopo attente considerazioni. E’ stato solo negli anni ‘90 che l’opera è stata terminata, con la standardizzazione di Koshiki no Kata.

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Sengoku sensei 8° Dan – katame no kata

Nell’eseguire l’opera di unificazione dei Kata sono state create commissioni di cui hanno fatto parte i più grandi insegnanti del Kodokan e del Giappone, e non si tratta quindi dell’opera o del volere di un singolo. Possiamo dire che i Kata oggi hanno una forma definita e definitiva, anche se nel tempo non è assolutamente escluso che possano essere ancora applicati piccoli cambiamenti volti a migliorare l’esercizio. Questo perché il Judo nella sua opera di perfezionamento non può avere termine e anche per il fatto che il Judo è fatto e tramandato da uomini che, a volte anche senza volerlo, possono inserire piccole differenze nell’esercizio dovute al proprio stile, ai propri studi o alla propria storia personale. Tuttavia può trattarsi solo di lievissimi particolari in quanto esiste un testo ufficiale, dovuto alla opera di standardizzazione del Kata, a firma della Commissione del Kodokan e nuovi cambiamenti non possono essere apportati da singoli. Possiamo dire che Kano ha modificato i Kata per migliorarli, i Maestri Decimo Dan che gli sono succeduti hanno lavorato per consolidare la forma e terminare l’opera mancante del Maestro (vedi l’Itsutsu no Kata).

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Kotani sensei 10° Dan – Goshin jutsu

Le commissioni preposte dal Kodokan a partire dal 1960 hanno lavorato per unificare la forma in tutto il Giappone e preservare la corretta tradizione. Attualmente il Kodokan, come da sua tradizione, ha una Commissione Kata ed i rappresentanti di questa presiedono le lezioni del Koshukai, ovvero il meeting annuale in cui vengono insegnati i Kata e vengono effettuati gli esami che sanciscono la competenza negli esercizi di coloro che si iscrivono a sostenere una prova.”

 

“Di certo la percezione di quello che sia il Kata è molto diversa da parte dei non giapponesi rispetto a coloro che sono nati e cresciuti nella cultura di origine del Judo. A volte viene ricercato nei Kata una specie di codice segreto da capire e interpretare, come se il cuore del Kata somigliasse ad un mistero alchemico. A volte il contenuto del Kata viene invece completamente dimenticato, nella convinzione che l’esercizio in fondo serve solo a superare un esame di grado.

I migliori insegnanti giapponesi ci ricordano continuamente che il Judo deve essere capito con il corpo e non con la mente. Il messaggio che il Kata ci rivolge non è messaggio intellettuale, anche se la teoria, la cultura, la storia del Judo possono e devono essere un ottimo ausilio allo studio, ma non il suo cardine, che rimane nella pratica.

Per praticare bene abbiamo bisogno dell’aiuto di un Maestro, che potrà aiutarci a studiare, a migliorarci e a non perderci in congetture e speculazioni non solo inutili ma dannose. Lo studio e la speculazione tesi alla soddisfazione della nostra mente contribuiscono solo allo sviluppo del nostro ego, fine diametralmente opposto allo studio del Judo. Praticare i Kata significa ancora una volta ritrovare il nostro cuore di principiante, senza il quale ci è preclusa ogni possibilità di reale sviluppo.  Credo che l’unica cosa da fare sia spogliarci delle nostre presunzioni e del nostro falso sapere e cominciare serenamente a studiare. Penso sia meglio studiare il più possibile con buoni Maestri, documentarsi, leggere libri, ma soprattutto praticare e praticare ancora, perché il messaggio del Kata, come del Judo in generale, possa arrivare non alle nostre orecchie, ma al nostro cuore e al nostro corpo.”

Oltremari Alessio

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Oltremari sensei 7° Dan – Koshiki no kata
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